cshong-kI5rVG1PB7U-unsplash

Modello organizzativo ex D. Lgs. 231/01

Il decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231 (“decreto legislativo 231/2001”), recante la “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”, ha introdotto per la prima volta in Italia la responsabilità in sede penale degli enti per alcuni reati commessi nell’interesse o a vantaggio degli stessi, da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso (cosiddetti soggetti apicali) e, infine, da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati (cosiddetti soggetti sottoposti all’altrui direzione).

Tale responsabilità si aggiunge a quella della persona fisica che ha realizzato materialmente il fatto. La responsabilità introdotta dal decreto legislativo 231/2001 mira a coinvolgere nella punizione di taluni illeciti penali anche gli enti che abbiano tratto un vantaggio dalla commissione del reato.modello231

L’organizzazione può essere esonerata dalle sanzioni qualora dimostri di avere implementato un Modello Organizzativo di Gestione e Controllo idoneo, ed in particolare qualora l’organizzazione chiarisca e renda evidente che:

  1. l’organo dirigente, antecedentemente alla commissione del fatto, ha adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quelli verificatisi;
  2. è presente un organismo interno “ODV” dotato di poteri autonomi di iniziativa e controllo, col compito di vigilare sul funzionamento, l’efficacia e l’osservanza dei modelli, nonché di curare il loro aggiornamento;
  3. le persone fisiche hanno commesso il reato eludendo volontariamente i modelli di organizzazione e di gestione in modo fraudolento;
  4. da parte dell’organo, di cui al punto 2, non c’è stata omissione o inefficacia di vigilanza.

In relazione all’estensione dei poteri delegati ed al rischio di commissione dei reati, le società devono:

  1. individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi i Reati (mappatura delle attività a rischio), attraverso specifici strumenti, come: interviste con i responsabili e la documentazione (statuto, organigramma, regolamento aziendale interno, documenti relativi all’applicazione di altre normative, codice etico quale strumento fondamentale del moello, verbali CdA);
  2. predisporre specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni della società in relazione ai reati da prevenire;
  3. individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione di tali reati;
  4. prescrivere obblighi di informazione nei confronti dell’organismo deputato a vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del Modello organizzativo;
  5. introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel Modello organizzativo.

 

Il ruolo dell’organismo di Vigilanza (OdV)

 

In generale, il ruolo principale dell’OdV consiste nel:

  • attuare il modello sulla base delle indicazioni fornite;
  • vigilare sull’effettività del modello al fine di assicurare che i comportamenti posti in essere nell’azienda corrispondano al modello di organizzazione, gestione e controllo definito;
  • monitorare l’efficacia del modello verificando l’idoneità del modello predisposto a prevenire il verificarsi dei reati previsti;
  • aggiornare il modello al fine di recepire gli adeguamenti idonei conseguenti al verificarsi di mutamenti ambientali e/o organizzativi dell’azienda.

I reati contemplati dalla normativa sulla responsabilità penale dell’impresa

I reati attualmente contemplati dal decreto e in conseguenza dei quali si applicano le disposizioni del decreto medesimo, il cui compimento la società si prefigge di prevenire con l’ausilio del modello, possono essere comprese nelle seguenti categorie: 

  • delitti contro la pubblica amministrazione (quali corruzione e malversazione ai danni dello Stato, truffa ai danni dello Stato e frode informatica ai danni dello Stato, indicati agli articoli 24 e 25 del decreto legislativo 231/2001) o contro la fede pubblica (quali falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento, indicati all’articolo 25-bis decreto legislativo 231/2001);
  • reati societari (quali false comunicazioni sociali, falso in prospetto, illecita influenza sull’assemblea, indicati all’articolo 25-ter decreto legislativo 231/2001);
  • delitti in materia di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico (ivi incluso il finanziamento ai suddetti fini), indicati all’articolo 25-quater decreto legislativo 231/2001;
  • delitti contro la personalità individuale (quali lo sfruttamento della prostituzione, la pornografia minorile, la tratta di persone e la riduzione e mantenimento in schiavitù, indicati all’articolo 25-quinquies decreto legislativo 231/2001);
  • abusi di mercato, indicati dall’articolo 25-sexies decreto legislativo 231/2001);
  • pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, indicati dall’articolo 25-quater 1. del decreto legislativo 231/2001);
  • reati transnazionali: l’associazione per delinquere, di natura semplice e di tipo mafioso, l’associazione finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri o al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, il riciclaggio, l’impiego di denaro, beni o altra utilità di provenienza illecita, il traffico di migranti ed alcuni reati di intralcio alla giustizia se rivestono carattere di transnazionalità; omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro (articolo 25-septies decreto legislativo 231/2001);
  • reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita previsti dagli articoli 648, 648-bis e 648-ter del codice penale (articolo 25-octies decreto legislativo 231/01);
  • delitti informatici ed illecito trattamento dei dati cosidetto “Cybercrime” (articolo 24-bis decreto legislativo 231/2001);
  • delitti di criminalità organizzata (articolo 24-ter decreto legislativo 231/01);
  • delitti contro l’industria e il commercio (articolo 25-bis-1 decreto legislativo 231/01);
  • delitti in materia di violazioni del diritto d’autore (articolo 25-nonies decreto legislativo 231/01);
  • induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria (articolo 25-decies decreto legislativo 231/01);
  • reati ambientali (articolo 25-undecies decreto legislativo 231/01) – in vigore dal 16 agosto 2011: scarico acque reflue, rifiuti, inquinamento di suolo sottosuolo acque, emissioni in atmosfera, sostanze lesive dell’ozono, inquinamento doloso e colposo provocato dalle navi alla qualità delle acque, distruzione di specie animali o vegetali protette, deterioramento habitat protetti, tratta di specie in estinzione.

 

Le sanzioni previste dalla violazione della normativa in tema di responsabilità penale dell’impresa

L’apparato sanzionatorio prevede per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato:

  • la sanzione pecuniaria;
  • le sanzioni interdittive;
  • la confisca;
  • la pubblicazione della sentenza.

La norma prevede che le sanzioni interdittive siano costituite da:

  • l’interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
  • il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;
  • l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi;
  • il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

CONDIVIDI QUESTO POST

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su print
Condividi su email